Hubert Jedin. Storico del Concilio, cittadino di Trento

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Hubert Jedin. Storico del Concilio, cittadino di Trento

Nato il 17 giugno 1900 a Gross Briesen in Slesia (allora territorio prussiano, oggi Brzeziny, in Polonia), ultimo dei dieci figli di Johannes (maestro elementare) ed Emma Ziegler (di origine ebraica), Hubert Jedin studiò teologia e storia principalmente presso l’Università di Breslavia (1918-1923). Nel 1924 fu ordinato sacerdote. Dopo essersi addottorato (1925), trascorse alcuni anni di studio all’Archivio Vaticano fino al 1930, dedicando le sue ricerche a Girolamo Seripando. In quell’anno rientrò a Breslavia, essendo stato nominato libero docente di storia della Chiesa nella locale Università. Tornò a Roma nel 1933: in quell’anno aveva iniziato a subire le conseguenze delle politiche razziali tedesche e si era visto togliere la venia legendi (libera docenza); lì proseguì fino al 1936 le sue ricerche presso l’Archivio Vaticano, che portarono alla pubblicazione di Girolamo Seripando: sein Leben und Denken im Geisteskampf des 16. Jahrhunderts (1937); l’anno successivo curò l’edizione del XIII volume del Concilium Tridentinum, imponente raccolta di atti, diari e corrispondenza relativi al Concilio di Trento.

Nel frattempo era rientrato a Breslavia dove lavorò come archivista dell’arcidiocesi fino al 1939. In quell’anno la situazione politica della Germania si estremizzò a tal punto che si vide costretto a emigrare. A Roma continuò la sua febbrile attività di ricerca, grazie al suo ruolo di bibliotecario del Camposanto Teutonico, sede del Römische Institut der Görres-Gesellschaft. Nel 1949 poté esaudire il suo desiderio di tornare in Germania, avendo ottenuto la cattedra di storia ecclesiastica medievale e moderna presso l’Università di Bonn alla fine dell’anno precedente.

Nei successivi trent’anni ricoprì numerose cariche in Germania, in Italia e altrove, tra cui ruoli direttivi nella Görres-Gesellschaft e nella Deutsche Forschungsgemeinschaft (DFG); fu inoltre consultore del Concilio Vaticano II. La sua fama come storico del Concilio di Trento crebbe nel frattempo grazie alla pubblicazione di numerose opere sul tema, tra cui la sua monumentale Geschichte des Konzils von Trient, uscita in quattro volumi tra il 1949 e il 1975 e successivamente tradotta in diverse lingue.

Nel 1963, in chiusura delle celebrazioni del quarto centenario del Concilio di Trento, Hubert Jedin venne nominato canonico onorario del Capitolo della Cattedrale di Trento. In quell’occasione, anche il Consiglio comunale volle omaggiare il celebre storico conferendogli la cittadinanza onoraria. In risposta alla notizia, l’“ormai fiero Cittadino di Trento”, come si firmò, la definì “una grande, ma lieta sorpresa” (Comune di Trento, Archivio storico, Carteggio e atti, VIe.2.1967, “Cittadinanze Onorarie”, “Hubert Jedin”, 10/01/1964).

«Dopo il 9 novembre 1938 fu chiaro che rimanere ancora nella Germania nazista comportava per me pericolo di morte. […] Nell’inverno 1938/39 maturò perciò in me il progetto di ritornare a Roma e di scrivere una storia del Concilio di Trento.»

H. Jedin, Storia della mia vita (1987), p. 159

«Quando il 28 aprile 1949 il direttissimo Roma – Monaco ebbe varcato il confine tedesco a Kufstein e cominciarono a passarmi davanti i verdi boschi e i prati ubertosi della Baviera meridionale, avrei voluto saltare giù dal treno per gettarmi nell’erba e baciare il suolo della patria tedesca.»

H. Jedin, Storia della mia vita (1987), p. 257

Il Fondo Jedin e l’Archivio Jedin alla Biblioteca FBK

Il fondo librario di Hubert Jedin si trova oggi nella sua interezza presso la Biblioteca della Fondazione Bruno Kessler (FBK) di Trento, un tempo Istituto Trentino di Cultura (ITC). Si tratta di circa 5.400 volumi a cui si aggiungono poco meno di un centinaio di testi antichi, 3.600 opuscoli e circa 500 fascicoli di periodici. Si tratta anzitutto dei suoi materiali di studio, che Jedin annotava nel corso delle sue letture e che riflettono i suoi interessi storiografici. Gli opuscoli restituiscono un’immagine vivace del network scientifico internazionale di Jedin: molti suoi colleghi inviavano estratti delle proprie opere, spesso con dediche di proprio pugno o allegando brevi lettere.
Allo stesso modo, una parte significativa delle carte dello storico del Concilio ha trovato sede presso la Biblioteca FBK: si tratta di circa 30 faldoni e quattro schedari; i faldoni contengono documentazione di grande valore per ricostruire il metodo di lavoro di Jedin nel contesto della storiografia del suo tempo: appunti e materiali di ricerca (incluse immagini e riproduzioni di documenti manoscritti), documenti ufficiali, corrispondenza e biglietti di natura personale e professionale, fotografie, bozze di lavori prima che venissero dati alle stampe, e numerosissime recensioni di opere di Jedin e di opere altrui, a sua firma (fu infatti un prolifico recensore).

Il rapporto di Jedin con l’ITC fu molto stretto fin dalla fondazione del suo centro di ricerca di studi storici, l’Istituto Storico Italo-Germanico (ISIG), nato in seno all’ITC nel 1973 e oggi uno dei centri di ricerca di ambito umanistico di FBK. Jedin fu attivo nella creazione dell’Istituto insieme a Paolo Prodi, importante storico modernista e rettore dell’Università di Trento, che era stato suo allievo. Fin da subito Jedin presentò al consiglio scientifico dell’Istituto, di cui faceva parte, l’intenzione di donare un giorno i propri volumi alla Biblioteca ISIG. La proposta fu accolta con entusiasmo, anche in virtù del “valore simbolico del gesto che collega il grande storico del Concilio di Trento alla città stessa del Concilio ponendo anche solide basi perché i suoi studi trovino in Trento futuri sviluppi” (Archivio ITC, Estratto delle deliberazioni prese nella riunione del comitato scientifico ISIG del 3 novembre 1973, p. 1-2). Jedin fu d’altronde fondamentale nello sviluppo iniziale della Biblioteca ISIG, che contribuì ad arricchire offrendo suggerimenti e contatti.

Dopo la morte di Jedin, già a metà settembre del 1980, il fondatore dell’ITC Bruno Kessler dichiarava che a Trento “in questi giorni è arrivata da Bonn la biblioteca del prof. Jedin, che è recentemente scomparso; […] è un acquisto certamente non secondario. […] Non si tratta di una biblioteca morta, ma di uno strumento di ricerca che può e deve divenire polo di attrazione per nuove energie di ricerca e per la crescita culturale delle nuove generazioni” (Introduzione alla XIV Settimana di studio ISIG, 15-20 settembre 1980).

La biblioteca e l’archivio di Hubert Jedin, testimonianza di una vita di studi dedicati al Concilio, sono oggi conservati nella città che ne fu simbolo; i materiali sono catalogati e liberamente consultabili nelle sale di lettura della Biblioteca FBK.

«Si è considerato che l’ecclesiologia non si promuove con successo se ci si accontenta di esporre il dogma sulla Chiesa, di spiegare in una certa misura il piacere divino e di proiettare una sua immagine ideale su una parete; […] la Chiesa non è soltanto un’idea, è un fatto. Chi vuole ricavare una sua immagine esatta, chi vuole immedesimarsi in essa, deve conoscere la sua storia. La storia ci difende da uno spiritualismo malsano e anche ci preserva da delusioni personali, proprio perché presenta nella Chiesa il divino e l’umano.»

H. Jedin, La storia della Chiesa è teologia e storia (1968), p. 10

«Soprattutto non c’è una storia obiettiva, c’è soltanto una storia imparziale.»

H. Jedin, La storia della Chiesa è teologia e storia (1968), p. 18

Hubert Jedin. Council Historian, Citizen of Trent

Born on 17 June 1900 in Gross Briesen, Silesia (at the time under Prussian control, now Brzeziny, Poland), Hubert Jedin was the youngest of Johannes Jedin’s (a teacher) and Emma Ziegler’s (who had been born in a Jewish family) ten children. He studied theology and history, mainly at the University of Wrocław (Breslau) (1918-1923). In 1924 he was ordained a priest. After obtaining his doctoral degree in 1925, he spent several years undertaking research at the Vatican Archive until 1930, focusing on Girolamo Seripando. In 1930 he returned to Wrocław to teach Church History at the local university, but he made his return to Rome in 1933: by then, he had started fearing for his safety, due to the implementation of racial policies in Nazi German; amongst other things, he had been stripped of his venia legendi (authorisation to teach at higher education level). In Rome, he continued his research at the Vatican Archive until 1936, and his Girolamo Seripando: sein Leben und Denken im Geisteskampf des 16. Jahrhunderts was published in 1937; the following year saw the publication of the thirteenth volume, which he edited, of the Concilium Tridentinum, a massive collection of documents, diaries, and correspondence connected with the Council of Trent.

In the meantime, he had moved back to Wrocław, where he worked as the archdiocese archivist until 1939, when the political climate in Germany became so extreme that he had no other choice but to leave the country once again. In Rome, his feverish research activity continued, and he took up the position of librarian at the Teutonic Cemetery, home to the Römische Institut der Görres-Gesellschaft. It was 1949 by the time he got to return to Germany as he desired: he took up a lectureship in Medieval and Modern Ecclesiastical History at the University of Bonn.

In the following thirty years he held many positions in Germany, Italy, and elsewhere, including managerial roles for the Görres-Gesellschaft and the Deutsche Forschungsgemeinschaft (DFG); he was consultor to the Second Vatican Council as well. His reputation as historian of the Council of Trent was cemented as his monumental Geschichte des Konzils von Trient in four volumes was published (1949-1975) and then translated into multiple languages.

In 1963, as the ceremonies for the four-hundredth anniversary of the Council of Trent came to a close, Hubert Jedin was appointed canon of the Chapter of the Cathedral of Trent. On the same occasion, the city authorities also offered him an honorary citizenship; in his acceptance speech, Jedin, now “a proud citizen of Trent” as he called himself, expressed his gratitudine for such an “unexpected, but gratefully received, honour” (source: Comune di Trento, Archivio storico, Carteggio e atti, VIe.2.1967, “Cittadinanze Onorarie”, “Hubert Jedin”, 10/01/1964).

The Fondo Jedin (Jedin Collection) and Archivio Jedin (Jedin Archive) at the Bruno Kessler Foundation Library 

Hubert Jedin’s personal library is now held at the Bruno Kessler Foundation (FBK) Library in Trento (formerly Istituto Trentino di Cultura, ITC). It consists of about 5,400 books, as well as almost 100 rare books, 3,600 offprints and ca. 500 periodical issues, which clearly served first and foremost as his research materials; many bear manuscript annotations and they offer a first-hand overview of his research interest.
The offprints in particular reflect Jedin’s wide international scholarly network: he was often sent copies of recent articles and other works, and it was not uncommon for them to be accompanied by manuscript dedications or brief letters.
Similarly, most of Jedin’s personal archive – about 30 folders and four card-holders – is now at the FBK Library. The folders contain documents that represent a priceless source to investigate his research methods and their place in the environment of twentieth-century historical research: annotations, research materials (including visual sources and reproductions of manuscript sources), official paperwork, correspondence and cards of both personal and professional nature, photographs, proofs of his works, and a great number of reviews to his books as well as Jedin’s reviews to the works of others (of which he authored a great number in his lifetime).

Hubert Jedin’s relationship with the ITC was a close one from the early days of its historical studies research centre, the Italian-German Historical Institute (Istituto Storico Italo-Germanico or ISIG), born in 1973. Today, ISIG is one of the FBK humanities hubs. Jedin played an important role in the foundation of the institute, as did Paolo Prodi, early modern historian and rettore (approximately equivalent to a vice-chancellor) of the University of Trent; Prodi had been Jedin’s student. Early on, Jedin expressed his wish to donate his books to the ISIG Library in the future; the board enthusiastically welcomed his offer, not last because of “the symbolical value of such a donation, which further connects the great historian of the Council of Trent to the city where it took place, and lays the foundation for the furthering of Jedin’s research” (source: Archivio ITC, ISIG board meeting, 3 November 1973, p. 1-2). Jedin was also instrumental in the early development of the ISIG Library, to which he lent his support by contributing both advice and helpful contacts.

In September 1980, Bruno Kessler (the founder of ITC) stated that “in the last few days we have welcomed Professor Jedin’s personal library [in Trent] after his death, […] it is a substatial acquisition. […] Not a ‘dead’ library, but rather a research tool that should, must catalyse more resources and foster cultural growth for generations to come (Introductory speech to the 14th ISIG Study week, 15-20 September 1980).

Jedin’s personal library and archive – the legacy of a lifetime devoted to the history of the Council of Trent – have found their home in the very city where the Council was held; their contents have been catalogued and are available to the public in the reading rooms of the FBK Library.

Contact the FBK Library ([email protected]) to inquire about consulting materials from the Fondo Jedin or Archivio Jedin.